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Cara mamma lavoratrice,
oggi scrivo a te, che passi dodici ore fuori casa, cinque giorni alla settimana (ogni mese, ogni anno) e che cerchi di far quadrare sempre tutto, a te che sei sempre di corsa e che arrivi a fine giornata sentendoti una (quasi) donna bionica.

Scrivo a te, ma in fondo scrivo soprattutto a me stessa, per far pace coi miei sensi di colpa, col fatto che a me lavorare piace e sicuramente non mi piacerebbe stare a casa a fare la mamma e la casalinga (e lo dico con estremo rispetto per chi ha scelto o è stato costretto a questo tipo di vita).

A me piace lavorare, mi piace indossare una giacca nuova e una bella camicia, mi piace truccarmi al mattino, uscire presto e portare i miei figli a scuola. Mi piace prendere la metropolitana, mi piace leggere un bel libro e godermi il viaggio che mi porta in ufficio. Mi piace relazionarmi con degli adulti nel corso della mia giornata, mi piace fare il mio lavoro meglio possibile, mi piace la pausa pranzo e la pausa caffè coi miei adorati colleghi.

Mi piace lo stipendio al 27 del mese. Mi piace la mia indipendenza economica, anzi la adoro proprio. E so che non potrei mai farne a meno.
Mi piace sapere se faccio bene il mio lavoro e mi piace sapere se sbaglio qualcosa per potermi migliorare. Mi piace il confronto con chi divide con me l’ufficio, coi miei superiori, mi piace imparare cose nuove e conoscere nuovi colleghi.

Mi piacciono le persone e mi piace scoprirle, le loro vite e le loro esperienze, mi piace avere a che fare sia con i colleghi che sono veri amici sia con tutti gli altri. E poi mi piace lavorare perché mi piace ritagliarmi il mio “tempo libero”, mi piacciono le ferie, mi piace coltivare le mie passioni che nulla hanno a che fare col mio lavoro e mi piace anche, ogni tanto, non lavorare. Mi piace sapere di avere un ruolo della società e mi piace sapere che c’è un posto dove metto in campo la mia professionalità di lavoratrice e non quella di madre.

(io e la mia amica-collega Claudia in pausa pranzo)

Mi piace insomma che ci sia un posto dove sono “Valentina Maddalo” e non “la mamma di Maddalena e Diego”.

E poi, non mi stancherò mai di dirlo, non posso fare a meno della mia indipendenza economica. Che mi permette di essere serena pensando al futuro. Perché se il futuro è incerto per definizione, il mio stipendio, invece, è sicuro ogni 27 del mese. E so che qualunque piega possa prendere la mia vita quella è la mia certezza. Mia e dei miei figli.

Probabilmente chi non lavora potrà pensare che passo troppo poco tempo coi miei figli, ma io mi sento felice ogni mattina quando mi sveglio e so che c’è una scrivania che mi attende. E sono certa che i miei figli stanno crescendo bene sapendo di avere una mamma che porta a casa il pane (come il loro papà). Sanno che durante la settimana si va a scuola e poi si sta coi nonni. Sanno che la sera si cena tutti e quattro insieme. Che la mamma li prepara per la nanna e col papà si addormentano.

Io cerco di fare in modo che il tempo che passo con loro sia sempre di qualità e cerco di fargli capire che sono fortunati ad avere due genitori che lavorano.
Mia madre mi ha insegnato l’importanza dell’indipendenza economica, specie per una donna. E questo a lei lo hanno insegnato i suoi genitori. Mia madre ha sempre lavorato e pur senza l’aiuto dei nonni lontani, tra baby sitter pre e post scuola, siamo cresciuti avendo sotto gli occhi due genitori che lavoravano. Io non ho mai sofferto di questo, certo non so come sia crescere con una madre presente ogni istante della tua giornata. Ma io so che lavorare per me è importante. È fondamentale. E non potrei rinunciarvi per nulla al mondo.

Poi certo ogni sera prima mi addormento sperando di avere ragione e di stare facendo il meglio per i miei figli e la mia famiglia.