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Sto per compiere trentasette anni. Mi sembra strano anche solo a scriverlo “trentasette anni”.
Perché insomma sono tanti, sono quasi quaranta e io sono una signora, una mamma di due bambini, una donna che lavora.
Poi certo, la cazzata che l’età è quella che uno si sente, quella che hai nella testa, se volete ce la possiamo pure raccontare. Ma io ho quasi trentasette anni. E da qui non si scappa.

Qualche mese fa mi hanno fatto un complimento bellissimo, uno dei più belli che abbia mai ricevuto in vita mia.
Mi è stato detto che, indipendentemente dall’età che ho, si vede nei miei occhi la luce della giovinezza, la scintilla dei vent’anni, della spensieratezza, della gioia di vivere e di mordere la vita. Che un po’ della ventenne che sono stata si vede bene ancora oggi, c’è ed è viva nelle cose che faccio e in ciò che sono.

E forse questo complimento ha fatto così presa su di me proprio perché davvero è così che mi sento. Davvero la ventenne che sono stata la sento ancora dentro, ancora influenza il mio modo di vivere e io sento il bisogno di mostrarla con orgoglio e di alimentarla quotidianamente.

Con la giusta musica, i giusti film, i libri, le esperienze, le amicizie, le speranze, le passioni, le persone; penso che essere in trappola nei (miei) vent’anni sia una buona cosa, penso che mi aiuti a vivere meglio la mia vita di adulta, di signora, di mamma di due bambini e di donna che lavora. Penso che quella scintilla, quella luce, quella voglia di fare e di vivere con entusiasmo e passione siano una parte importantissima di me, alla quale non intendo rinunciare. Anzi.

“Perché a vent’anni è tutto ancora intero”, cantava Guccini, ma forse un po’ di quell’intero ce lo portiamo dietro anche quando le scelte importanti sono fatte, anche quando si vive nel pieno dell’età adulta. “Perché a vent’anni è tutto chi lo sa”, ma, in fondo, è tutto chi lo sa anche a (quasi) trentasette.

Perciò l’augurio che faccio a me stessa è quello di avere sempre la voglia di nutrire e non dimenticare la Valentina ventenne che ero. E di darle il giusto spazio, perché se lo merita, e merita di convivere con la Valentina adulta.