Social Share Counters

Quando ero bambina sognavo di fare la ballerina di danza classica. Ho danzato per sei anni. Fino ai dodici anni. E insomma, ero bravina. La disciplina, la musica, i capelli raccolti, le scarpette con le punte e il tutù rosa.
Poi però il mio corpo ha deciso per me. Troppo alta, troppo formosa. Le ballerine sono piccole, esili, leggere e non alte e col culo importante.
Perciò niente. Ciao ciao danza classica.
Un paio di anni fa ho ritrovato in un cassetto le mie prime scarpette, ho trattenuto le lacrime.
Però poi ci ho fatto pace con questa cosa. Anche se ogni volta che vedo un balletto penso che l’avrei voluto fare per davvero.

Dopo l’Università volevo diventare professoressa. Di Filosofia, vista la mia laurea in materia. Ai tempi era necessario passare un esame post laurea ed entrare nella suola di formazione per insegnanti (la famosa SSIS). Non superai l’esame. Non volevo però passare anni a tentare, ritentare, fare supplenze e aspettare il ruolo chissà quando. Volevo l’indipendenza economica, la certezza di un lavoro, volevo andare via di casa, costruire la mia famiglia e la mia vita. Perciò ho abbandonato, trovato un lavoro che nulla ha a che con la mia formazione, ma che mi ha permesso di realizzare quello che volevo. E insomma, il mio lavoro poi mica mi dispiace, ecco.

Ma io volevo insegnare. E non ci sono riuscita.

Forse fare pace con questa cosa mi costa moltissima fatica. Ma poi lo so che è stata la scelta giusta. E so che la mia indipendenza economica mi permette di affrontare la vita e le sue inevitabili incertezze con lo spirito giusto. Avrei sofferto con anni di precarietà e dipendenza da altri, lo so, mi conosco. E quindi ho fatto la scelta più dolorosa, ma più giusta per me.

E per fare ancora di più la pace con tutto ciò mi sono imposta di fare nel tempo libero quello che mi piace e che sento mi calza a pennello.
Scrivo, leggo, guardo film e ascolto e scopro nuova musica. Nutro la mia anima assetata e faccio pace coi miei due grandi sogni infranti.
È difficile. Ogni tanto ci penso. Alla Valentina ballerina e alla Valentina professoressa. Ci penso e fa un po’ male.
Ma la Valentina di oggi, in fondo, non è poi così male. E quindi ci faccio pace.