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Abbiamo intervistato uno Chef.
No, non uno Chef qualunque, qui si parla di Gabriele Rubini aka Chef Rubio. Niente Stelle Michelin e niente egocentrismi da primadonna. Qui si parla con un uomo che ne sa di cucina e di molto altro. Un fenomeno mediatico, un comunicatore nato, un ragazzo che ha girato l’Italia alla scoperta dello street food con la serie “Unti e bisunti”, uno che riuscirebbe a far mangiare una costata ad un vegano. Perché Chef Rubio ed il cibo sono il binomio per eccellenza, un grande amore da cui trasuda passione e coinvolgimento.
Fatevi trasportare dal suo potente carisma e non ne rimarrete delusi. Qui c’è cibo per la gola, gli occhi e le orecchie, godetene tutti!

La prima domanda che ti facciamo è per le mamme che ci leggono: sembri e immaginiamo tu sia un vero onnivoro: eri così anche da bambino? O eri un po’ “schizzinoso” come lo sono (quasi) tutti i bambini?
No, non lo sono mai stato, ero già predisposto sin da piccolo a mangiare qualsiasi cosa si muovesse. Sicuramente però il palato, quando si è bambini, è ancora poco sviluppato, le papille gustative non sono ancora “mature”. Ci sono cose che ho assaggiato più tardi, come il carciofo o altre pietanze con connotazioni amarognole o acidule. Per il resto ero comunque già curioso e desideroso di assaggiare tutto. Diciamo che mia madre non ha dovuto faticare molto, anche se ha svolto un ruolo fondamentale non arrendendosi mai al primo “no”, ma continuando ad insistere anche per farmi finire sempre il piatto. Il ruolo del genitore è essenziale, non ci si può fermare al primo rifiuto.

Sui Social ti definisci, tra le altre cose, “ghost writer”. Cosa scrivi? E, cosa che ci interessa ancora di più, cosa leggi? Sei onnivoro in fatto di libri come lo sei in fatto di cibo? Un libro che hai amato particolarmente?
Ho scritto per qualche blog (per writeandrollsociety.com di Moreno e Ray Banhoff e per The Trip Magazine). Per conto mio, ho accumulato svariati racconti che non so se mai pubblicherò. Scrivere è qualcosa che mi viene molto facile quando provo sentimenti forti, che mi smuovono qualcosa dentro. Quando lavoro, ovviamente, non scrivo molto perché non ne ho il tempo.
Ho scritto anche le intro per i fascicoli che stanno uscendo ora di “Unti e Bisunti”  in allegato alla Gazzetta dello Sport.
A breve poi riprenderò la scrittura del blog Traslochi funebri, un progetto che è iniziato anni fa e che curo con un’amica carissima, Luisa, che ora è in Australia.
E la lettura?
Per quanto riguarda la lettura diciamo pure che leggo di tutto, non mi precludo nulla.
Ho letto Murakami, Kant. La mia formazione classica [Chef Rubio ha il diploma di Liceo Classico ndr] ha influito e influisce molto sulle mie scelte letterarie. In questo periodo, poi, mi piacciono molto le graphic novel.
Parlando di libri che ho amato in modo speciale direi “In un milione di piccoli pezzi” di James Frey e “C’era una volta l’amore ma ho dovuto ammazzarlo” di Efraim Medina Reyes.

Lasciando da parte il cibo e il rugby, puoi dirci cosa ti piace, cosa ti appassiona, cosa fai quando non lavori?
Purtroppo lavoro troppo! Farò in modo di lavorare un po’ meno, in modo da potermi dedicare alle mie passioni: la fotografia, la lettura e mi metterò anche a studiare la macchina da presa. Vedo tanto roba brutta in giro e credo quindi di poter essere all’altezza per sostenere la regia di diverse cose.
Questi anni di “Unti e bisunti” sono stati un’ottima palestra cinematografica per me. Sul set c’è sempre stata un’intesa di squadra che, specie con l’aiuto del direttore della fotografia, mi ha consentito di partecipare in maniera decisiva e determinante alla traduzione filmica del racconto culinario e della sua interpretazione.
Tutti i professionisti con cui sono entrato in contatto grazie al  lavoro in TV hanno aiutato a far crescere il mio interesse e le mie competenze nel campo della regia. E in questa direzione vorrei andasse il mio futuro professionale.

Seguendoti sui Social abbiamo visto che sei molto impegnato nel sociale (campagne contro gli abusi della divisa, volontariato per i bambini). Leggendo i commenti dei tuoi followers, oltre alla stragrande maggioranza che per questo ti stima e ti apprezza, abbiamo notato che qualcuno ti critica, scrivendo banalità del tipo “se uno fa beneficenza non deve dirlo per farsi pubblicità”… Tutto ciò ci sembra assurdo. A te che effetto fa leggere commenti fuori luogo come questi?
Non vale la pena menzionare simili episodi. Non è mai successo che io mi fregiassi del titolo di benefattore, ma semplicemente, se si prendono accordi con queste associazioni, è ovvio poi dover condividere queste realtà, anche e soprattutto per portare a conoscenza del grande pubblico questo tipo di iniziative benefiche.
Se diamo voce ai piccoli rimarremo sempre piccoli. Se invece diamo voce a chi ha qualcosa di positivo da proporre riusciamo a crescere anche noi.

Parlando invece di cibo, una domanda su quello internazionale. Hai viaggiato e viaggi molto: quale cucina, al di fuori di quella italiana, prediligi?
Ho viaggiato molto, ma sto viaggiando troppo poco ora, per i miei gusti. Come obiettivo per il 2016 ci sarà sicuramente riprendere a viaggiare per i fatti miei, zaino in spalla, in totale anonimato.
La cucina che mi ha solleticato maggiormente fino ad ora è stata sicuramente quella orientale.
Ma tra i miei prossimi viaggi ci sarà innanzitutto il Sud America, che attualmente è il punto nevralgico della qualità del cibo e della cucina. Ricomincerò a viaggiare da solo, magari raggiungerò qualche amico a Lima. Ho bisogno di imparare ancora molto. Non ho alcuna intenzione di fermarmi.

Cosa cucini nel tuo quotidiano? Cosa cucini per te, a casa tua?
Sicuramente il fegato è un piatto che cucino molto spesso per me. Ma attualmente non ho una casa, non ci sono praticamente mai. Qualche volta cucino da mio fratello o a casa dei miei genitori, ma principalmente cucino per eventi. Diciamo che cucinare per ora non rappresenta il mio quotidiano, lo faccio solo per lavoro. Quando scenderò da questa fantastica giostra vi potrò rispondere in modo più esaustivo.

Abbiamo letto su “Gli Stati Generali” una tua intervista in cui dichiari che una delle cose che più ti manca di più del periodo pre-notorietà è “osservare le persone per strada”… Quindi volevamo sapere cosa altro ti ha tolto la notorietà e cosa invece ti ha dato.
La notorietà mi ha dato la possibilità di lavorare, lavorare tanto. Ringrazio chi mi ha messo al mondo, me stesso e tutte le persone incontrate fino ad ora perché è anche grazie a loro se sono arrivato a lavorare in questo modo. La notorietà mi ha regalato anche la possibilità di lavorare con tanti professionisti di valore.
Quello che mi ha tolto è la libertà, l’anonimato. Non sono più libero come lo ero una volta. E questo, non lo nego, mi pesa un bel po’.

Quindi, dopo il rugby, la cucina e la TV cosa dobbiamo aspettarci? Dicci almeno che possiamo stare tranquille per una quarta edizione di “Unti e Bisunti”…
Senza dubbio il cinema. Non so ancora se ci sarà una quarta serie di “Unti e bisunti”. Tre è il numero perfetto.
Ci sarà sicuramente qualcos’altro di bello da proporre. Se sono piaciuto e ho raccontato qualcosa di interessante si troverà il modo per proporlo in TV e non necessariamente si dovrà chiamare “Unti e Bisunti”.

Tornando a parlare di cinema, che abbiamo capito essere una tua grande passione, qual è l’ultimo film che hai visto in sala? Hai uno o più registi che prediligi?
L’ultimo film che ho visto al cinema è stato “Inside Out”, ma ne sono rimasto molto deluso, ho trovato il trailer sicuramente bello, il film in sé deludente. Invece l’ultimo film davvero bello visto al cinema, non so, ormai è perso nella memoria, anni luce fa, quando al cinema ci andavo davvero spesso.
Il cinema mi piace molto, sì, mi è sempre piaciuto moltissimo, fin da piccolo ho divorato tantissimi film; è una mia grandissima passione.
Non ho un regista preferito, ma mi piacciono molto Spike Lee e Darren Aronofsky [Leone d'Oro a Venezia nel 2008 con "The Wrestler" ndr].
Ultimissima domanda: hai visto “Santa Maradona”? [film di Marco Ponti del 2001, che noi amiamo follemente ndr]
Certo che ho visto “Santa Maradona”! Me ne sono innamorato quando ero ragazzino. E’ una piccola perla mai più replicata nel cinema italiano.

Ci teniamo a ringraziare di cuore Gabriele per la sua gentilezza e disponibilità. E lo ringraziamo anche perché non è solo bello e bravo, ma ha risposto alle nostre domande nel modo in cui immaginavamo. Dimostrandosi una persona di grande valore. Grazie.
(N.B. Siamo disponibili per accompagnarti in Perù, ovviamente).