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Ho letto il libro di Domitilla Ferrari (guru dell’ovvio – come si definisce lei su Twitter) con grandissimo entusiasmo, ritrovandomi a condividere le sue idee (e a dirmi “ecco, lo penso anche io, ma non avrei saputo dirlo così bene!”) e a seguire i suoi suggerimenti.
“Due gradi e mezzo di separazione” è un libro scritto con un linguaggio tanto chiaro e semplice quanto preciso e specifico, un libro che si legge tutto d’un fiato (dando per scontato che l’argomento “rete, internet, networking, idee, social network, rapporti interpersonali” sia il vostro pane quotidiano) perché interessante e molto utile e perché infarcito di consigli tutti da seguire.

Ho sempre amato le persone, amo parlare con le persone, confrontarmi con le persone, condividere quello che so con le persone che conosco e chiedere quello che non so a chi invece sa, perché amo conoscere cose nuove; e la rete è uno strumento dalle incredibili potenzialità se si vogliono far “circolare le idee”, ma, come insegna Domitilla, non è uno strumento che si dissocia dalla realtà. Tu sei una persona nel mondo reale e sei la stessa persona online (o almeno così dovrebbe essere e così è per me). La rete e la vita quotidiana viaggiano di pari passo perché ogni giorno viviamo la vita reale e la vita online.
La rete ti permette di dare e di ricevere, come succede nella vita di tutti i giorni, ma non devi essere egoista. La rete ti permette di creare la tua “ragnatela” (il tuo networking) di persone, ma devi lavorarci, devi impegnare il tuo tempo, seminando, ma soprattutto lasciamo briciole di te online (hai un blog? come gestisci i tuoi profili sui social network?) e anche offline (da quanto non chiami quella vecchia amica per bere insieme un caffè e fare due chiacchiere?).

E poi ho adorato il consiglio nel quale mi sono subito ritrovata e cioè “sii snob”: mantenere attiva una rete di contatti, online come offline, costa tempo, energia, ma regala grandi soddisfazioni, a patto di essere se stessi e di “essere in grado di valutare le persone”. Non tutti possono piacerci e ovviamente non siamo obbligati a legare con tutti. E se si vuole costruire una rete solida di rapporti bisogna essere in grado di selezionare e di dire no.

Concludo dicendo che Domitilla dà anche degli utilissimi consigli che sono applicabili alla propria vita lavorativa, inevitabilmente fatta di rapporti umani e di persone che fanno rete; e mi sono ritrovata a pensare che i rapporti in ufficio siano fondamentali per la buona riuscita di un gruppo di lavoro.
Io credo nella forza del gruppo, nella vita come nel lavoro, ma al tempo stesso ritengo che non sia possibile allacciare rapporti di amicizia con tutti (vedi “essere snob”), perché, come nella vita privata, anche sul lavoro, io non voglio essere amica di tutti, ma solo di alcuni. Però con tutti voglio che i rapporti siano di fiducia e che la collaborazione e l’aiuto (quando necessario) siano la base di una squadra che ha un obiettivo comune (vedi “fare rete e far girare l’economia”).

Quindi grazie, Domitilla, perché il tuo libro è una perla, davvero. Perché ci hai parlato sì dell’importanza e del valore del networking, ma io ho trovato anche tantissimi consigli sulla vita di tutti i giorni, quella offline: sul lavoro, le amicizie e i rapporti tra persone che sono il nostro quotidiano e che formano la nostra identità.

Due gradi e mezzo di separazione
di Domitilla Ferrari
Ed. Sperling&Kupfer